PER LE FAMIGLIE

PERCORSI

DI CHE COLORE E’ IL VENTO

Spazio aperto a bambini con tutte le abilità e le loro famiglie con laboratori educativi e ricreativi di gioco, letture, creazione e mantenimento di un orto, cucina, creatività. E’ uno spazio inclusivo dove tutti sono accolti e valorizzati per le loro abilità o diverse abilità. La presenza degli adulti è parte integrante del progetto con lo scopo di offrire loro la possibilità di sperimentare un nuovo modo per stare insieme ai piccoli di cui si prendono cura e per favorire la creazione di nuove relazioni e legami.

LABORATORIO DI TEATRO

Laboratorio per bambini con tutte le abilità: un’esperta accompagna i bambini ad esplorare lo spazio e il corpo, ad esprimere il proprio mondo interiore, a mettersi in relazione con gli altri, a riconoscere le proprie e altrui emozioni e a scoprire nuove abilità, attraverso giochi ed esercizi teatrali adatti ed adattati a tutti. Lo scopo ultimo non è la performance ma il ben-essere di ciascuno, inteso come lo stare bene con se stessi e gli altri.

COMUNI-CARE

“Comuni-care” è un percorso di supporto alla relazione e alla comunicazione per le famiglie di bambini e ragazzi con disabilità. Lo scopo è sostenere i genitori nel riconoscere le potenzialità comunicative e la capacità di pensiero dei bambini/ragazzi anche quando il linguaggio verbale e la motricità sono severamente compromesse e accompagnarli a comprendere messaggi e linguaggi al di là degli schemi comunicativi tradizionali. Sono previsti incontri con il bambino/ragazzo e i genitori per elaborare insieme un progetto da condividere in tutti gli ambiti di vita e per apprendere e utilizzare strategie di comunicazione alternativa.

Appena la coppia di futuri genitori viene a conoscenza di aspettare un figlio i pensieri si popolano di tempi verbali ricchi di aspettativa e speranza: “vorrei che Lui/Lei …”, “mi piacerebbe che…”, “…potrebbe essere che…”… Quando nasce un figlio con disabilità il “vorrei” si trasforma in modo più o meno prepotente in “avrei voluto…” perché il senso di perdita prevale sul senso di fiducia nel futuro. Se gli “avrei voluto” sono di più dei “vorrei”, il rischio di bloccarsi e avere una visione statica del presente è molto alto. E qui arriva il cambio di sguardo. Fino a poco più di un anno fa vedevo mio figlio come un bimbo solare, sereno, portatore sano di gioia ma su una sedia a rotelle, immobile. Come un blocco di marmo prima dell’intervento dello scultore. Poi Riccardo ha conosciuto Matteo e Ivana. Siamo stati accompagnati nel nostro quotidiano, gradualmente, una goccia alla volta, a sviluppare una visione nuova. Non è stata un’impresa semplice e non credo di essere una diventata una campionessa in materia, ma sicuramente ora, e sempre più frequentemente, dove c’è un problema vedo anche un’opportunità mentre guardo crescere mio figlio. Perché ho capito che cambiare lo sguardo non vuol dire autoconvincersi di cose che non esistono e illudersi di vedere cose che non ci sono. Cambiare lo sguardo significa dare credito alla personalità del bambino, comprendere profondamente che la persona non è la sua disabilità, apprendendo così un concetto fondamentale: che prima di essere “un distrofico”, mio figlio è un Bambino; con tutti gli impulsi, le volontà, le intenzioni, le emozioni e le approssimazioni di un bambino di 7 anni. Nel corso di quest’anno ho imparato a giocare con mio figlio, ho imparato a capire che l’importante è stare dentro al momento insieme a lui e che la performance passa in secondo piano se non c’è una base di relazione e uno scambio quotidiano di “sguardi”. Quegli stessi sguardi che trasformano il blocco di marmo in una scultura. Di strada ce n’è ancora da fare ma quel semino è diventato una piccola radice alla quale riesco ad attingere con maggior facilità perché si è impiantata nel nostro terreno e si sta nutrendo delle nostre piccole cose quotidiane. Marta

PER INFORMAZIONI SUI PERCORSI SCRIVI UNA MAIL O TELEFONA (dr.ssa Ivana Basile)