I nostri scopi

DSCF3305L’Associazione nasce dal desiderio rivoluzionario del giovane Matteo Nassigh, nato con una grave disabilità, di promuovere un cambiamento di sguardo verso la disabilità, vista non più come una malattia da cui guarire o far guarire, ma come una diversa condizione dell’essere che ha il diritto di essere accolta e rispettata così com’è perché in grado di insegnare molto di ciò che va oltre il visibile.

Ora la disabilità è vista come mancanza di qualcosa, ma non è una assenza, è una presenza diversa che va capita, non cambiata, bisogna imparare a vedere la disabilità non come mancanza di libertà, ma come libertà di essere diversi. Non bisogna pensare che le persone disabili, perché non possono fare delle cose, siano limitati, essi sono portatori di nuove istanze di libertà che devono essere capite il più possibile.

La società vuole pensare alla disabilità come semplice problema di assistenza, ma la disabilità non ė questo: ė il verificarsi di una condizione di diversa presenza nella società. Occorre cambiare il modo di vedere, non usando le categorie già note, ma imparando a usarne di nuove che prevedano la libertà di essere se stessi senza doversi adeguare alle convenzioni sociali, e senza dover per forza pensare che la persona disabile debba essere come tutti gli altri non disabili, occorre educare le persone a rispettare ciò, senza imporre niente, solo lasciare che il valore di queste persone emerga nella sua bellezza e perfezione che non ė la perfezione che la società pensa, ma ė la perfezione che è la possibilità di essere se stessi.

L’Associazione è un luogo di libertà dove ciascuno può essere sé stesso senza paura di essere visto come un diverso e dove imparare a vivere senza paura di fare una vita inutile, ma con la certezza di essere molto utili per far crescere l’umanità. Perché l’umanità ha bisogno di evolvere e solo se impariamo a vedere la disabilità in modo diverso l’umanità può evolvere.

Le attività si ispirano a questi principi e  sono tutte rivolte a promuovere lo stare bene con se stessi e gli altri.
Non sono terapie, intese come imposizione di un cambiamento laddove non è possibile cambiare o guarigione da una malattia, perché la disabilità non è una malattia da cui guarire: la guarigione non è quella del corpo, ma quella dell’anima, non si curano corpi malati ma le anime di chi sta facendo un percorso di accompagnamento.