La mission

cropped-costituzione-e1499447702622.jpgDallo statuto: “La disabilità non è una malattia da cui guarire o far guarire, ma una diversa condizione dell’essere che ha il diritto di essere accolta e rispettata così com’è perché in grado di insegnare molto di ciò che va oltre il visibile.

Perché ora la disabilità è vista come mancanza di qualcosa, ma non è una assenza, è una presenza diversa che va capita, non cambiata, bisogna imparare a vedere la disabilità non come mancanza di libertà, ma come libertà di essere diversi. Non bisogna pensare che le persone disabili, perché non possono fare delle cose, siano limitate, esse sono portatrici di nuove istanze di libertà che devono essere capite il più possibile.

La società vuole pensare alla disabilità come semplice problema di presenza che richiede assistenza, ma la disabilità non ė questo: ė il verificarsi di una condizione di diversa presenza nella società. Occorre cambiare il modo di vedere, non usando le categorie già note, ma imparando a usarne di nuove che prevedano la libertà di essere se stessi senza doversi adeguare alle convenzioni sociali, e senza dover per forza pensare che la persona disabile deve essere come tutti gli altri, bisogna educare le persone a imparare a rispettare ciò, non dobbiamo imporre niente, solo lasciare che il valore di queste persone emerga nella sua bellezza e perfezione che non ė la perfezione che la società pensa, ma ė la perfezione che è la possibilità di essere se stessi.

Per questo motivo, la finalità prima dell’Associazione è di accompagnare le persone ad aprirsi al grande disegno d’amore che c’è per ciascuno, guardando alle persone disabili per quello che sono e cioè un dono e una benedizione sul cammino degli uomini, portatori di valore e libertà.

L’Associazione deve essere un luogo di libertà dove ciascuno può essere se stesso senza paura di essere visto come un diverso, perché uno deve essere se stesso e gli altri non devono giudicarlo, e dove imparare a vivere senza paura di fare una vita inutile, ma con la certezza di essere molto utili per far crescere l’umanità. Perché l’umanità ha bisogno di evolvere e solo se impariamo a vedere la disabilità in modo diverso l’umanità può evolvere”.